Fabio Piselli. Le stragi del 1992-1993 e la ipotetica componente fascista oltre la mafia, tra errori di bandiera e percezioni investigative da coltivare…

Fabio Piselli. Le stragi del 1992-1993 e la ipotetica componente fascista oltre la mafia, tra errori di bandiera e percezioni investigative da coltivare…

Il libro che pubblico in copertina di questo articolo, della scomparsa Rita di Giovacchino e con l’introduzione del dottor Tescaroli, uscito nel 2015, è quello in cui l’autrice mi dedica alcune pagine dopo avermi contattato qualche tempo prima a seguito di un articolo sulla “operazione falange armata” che scrissi nel 2008 e, da quel momento, quel sostantivo è stato sdoganato sia nel mondo giornalistico e letterario che, finalmente, anche in quello giudiziario.

Prima di allora, quando parlavo della falange armata come una “operazione di supporto tattico psicologico” alle fasi eversive e stragiste, mi prendevo l’etichetta del “delirante”.

Partiamo dal presupposto che di mafia non me ne intendo, inteso come articolazioni organiche delle famiglie mafiose sui territori o di specifiche realtà episodiche che hanno riguardato la sua evoluzione, anche se conosco molto bene la Sicilia ove ho trascorso dei periodi prima e dopo la mia esperienza in uniforme e, il mio siciliano parlato, è ancora oggi ottimo.

Mi intendo però di falange armata, perchè “l’ho vista nascere” e, paradossalmente, ho iniziato a combatterla proprio nella sua fase embrionale nel settore militare, anche se all’epoca non sapevo nè cosa fosse e soprattutto nè cosa stesse per diventare ed uso le congiunzioni copulative negative, associate al congiuntivo imperfetto, per stigmatizzare appunto la percezione riferita al passato.

Nel novembre del 2007 ho dato vita al Blog pubblicando sino ad oggi, in modo discontinuo, circa tremila articoli e dal 2008 ho iniziato a ricevere sia le attenzioni dei giornalisti che quelle delle autorità antimafia ed antiterrorismo, le quali già avevano il mio nome presente in alcuni atti investigativi sin dagli anni ottanta e novanta.

E’ noto che, ormai molti anni fa, sono stato sentito nella formula del colloquio investigativo segreto disposto dal procuratore nazionale antimafia, all’epoca c’era il dottor Grasso, tramite il dottor Donadio con il quale mi sono interfacciato in due occasioni e ne ho riconosciuto quelle doti che, prima, mai avevo evidenziato nei magistrati con cui avevo avuto a che fare sotto vari profili, anche come consulente ausiliario di polizia giudiziaria oltre che nelle traumatiche esperienze vissute ancora prima della riforma del codice del 1989.

Forse vi era una remota ipotesi che potessi essere stato parte della falange armata e si sperava in una sorta di dissociazione e di collaborazione direttamente gestita dall’antiterrorismo ma, come ben evidenziai, la falange armata l’ho combattuta sin dalla sua fase embrionale, come ben riscontrato nel corso delle successive analisi e collaborazioni con altre autorità antimafia ed antiterrorismo, le quali hanno saputo mettere insieme la componente “militare” della falange armata con le stragi mafiose e ‘ndranghetiste oltre le sole rivendicazioni fatte da questa fluttuante organizzazione.

Se, prima, il Piselli era una sorta di imbecille “che giocava allo 00Beppe” secondo talune maliziose informative, perchè rappresentava “i suoi deliri” sbandierando la tesi “operazione” della falange armata poi, riscontrando taluni eventi, si è visto che il Piselli era dove diceva di essere ed ha fatto quello che dicevano fosse stato impossibile fare per “un delirante come il Piselli”, sempre secondo talune informative.

Per questo, qualche alta polizia e magistrato di spessore hanno formulato un semplice quesito: “se il Piselli c’era, perchè era ove non avrebbe dovuto essere? E, se il Piselli ha fatto, per chi lo ha fatto? Laddove non aveva un ruolo istituzionale preciso per fare cose istituzionali?”

Si è così scoperto che il Piselli ha perimetrato eventi e persone in fasi compatibili per gli interessi investigativi, senza mai avere però un ruolo preciso e riconoscibile, laddove lo si trova nei fatti emiliani riferiti a quella che poi sarà conosciuta come banda della uno bianca, lo si trova in Sicilia a ridosso dell’Addaura, lo si trova nel presunto traffico di armi con la Somalia e nella ex Jugoslavia, quindi a Trapani nell’area scorpione prima e dopo le stragi, poi a Roma quando le bombe sembravano non deflagare ed essere solo dei “post it” fino ai casi giudiziari del mostro di Firenze e gli altri in cui, questo “delirante” sembrava ogni volta avere avuto però gli accrediti giusti per essere in quegli uffici istituzionali ad accesso filtrato, tra caserme e procure oltre alle case coperte come si diceva un tempo.

Superata l’ipotesi che fosse “il delirio del Piselli” a spingerlo ad infilarsi ovunque e ad ottenere in qualche modo i giusti accrediti in tutti i numerosi casi, qualcuno ha iniziato a chiedersi quale fosse il meccanismo del ritrovare questa anomala presenza “nelle assenze investigative”, ove il Piselli è sempre stato un passo prima a quello degli inquirenti che, poi, scopriranno verosimile ove non reale, quanto dal “delirante” Piselli fosse già stato adombrato o relazionato agli effetti di legge e nel suo “lasciar traccia” steganografata.

Qualcuno mi ha detto che ero un bravo analista ma, altri, hanno approfondito questa mia presunta “bravura” altrimenti fin troppo chirurgica ed hanno scoperto, o meglio compreso, le reali dinamiche che mi hanno portato a perimetrare fatti ed eventi di interesse giudiziario ed istituzionale ancora oggi indagati come la presunta pista nera, intesa come fascista, sopra le stragi mafiose.

Ho già accennato e parlerò ancora dei motivi per cui mi sono ritrovato in quelle faccende, molto più grandi di me, anche anagraficamente parlando, laddove sono entrato in carriera ancora sedicenne e, proprio questo, ha rappresentato il valore anomalo nel percepire quanto stavo rapportando sin dal 1986.

Invito però a concentrarci sul quel “passo prima” al quale ho fatto accenno indicando “le assenze investigative”.

Perchè è l’esatto momento in cui nasce l’impistaggio proteso al depistaggio, come bene ho spiegato alle autorità calabresi alcuni anni fa quando sono stato chiamato a farlo.

Altresì, questa fase, è quella in cui il conflitto intestino si è manifestato nella lotta tra i buoni ed i cattivi, aventi però lo stesso cappello anche in quelle strutture sottointegrate allo Stato che, dal 1994, si sono integrate pienamente allo Stato, sdoganando così i cattivi stessi.

Perchè, lo ricordo a tutti, sono i cattivi ad aver vinto dopo le stragi e, ancora oggi, la lotta rappresentata dalla cosiddetta pista nera, in realtà, è quella contro gli stessi cattivi che sono riusciti a fare dello Stato il proprio feudo.

La pista nera è perciò un simbolo investigativo che, a mio avviso, è fin troppo vincolato alla percezione classica della eversione fascista, pari a quanto abbiamo vissuto nelle stragi precedenti e negli anni di piombo in particolare.

Una percezione che confonde perchè si seguono degli indirizzi investigativi pur validi ma con un metodo che non coincide con il mutamento del modello eversivo che dal 1985 ha cambiato le tecniche di destabilizzazione e di stabilizzazione, anche grazie al supporto tattico psicologico della falange armata.

Fino al 1985 abbiamo visto gli eventi stragisti ed eversivi avere una lateralizzazione politica ed ideologica, sia precisa che come falso bersaglio ma, in ogni caso, si riusciva e decriptare le rivendicazioni terroristiche e quei segnali pur confondenti che caratterizzavano ora la “rivoluzione” ora la lotta armata ora le deviazioni ed i depistaggi evidenziati nei Servizi oltre ai presunti interessi sovrannazionali che, anche nelle stragi del ’92 e del ’93 sono adombrati da qualcuno.

Dal 1985, con la rimodellazione delle strutture dell’area Gladio, tra la nascita del GOS e l’apertura in particolare del cosiddetto centro Scorpione, si è sviluppato un muovo modello di destabilizzazione.

Non si colpisce più il cuore dello Stato per destabilizzarlo, con le varie rivendicazioni anagrafiche tra le sigle eversive note, bensì si colpisce in modo cellularizzato, territorio per territorio, senza una precisa sigla riconoscibile, per poi compattare il grappolo grazie ad una sorta di opera di collimazione delle varie cellule attivate caso per caso, anche in modo del tutto disfunzionale per de-logicizzarne la razionalità degli eventi, apparentemente confusi tra i reati d’ambiente ed i metodi terroristici ma privi di una concreta anima eversiva come invece accadeva negli anni precedenti.

Il supporto tattico psicologico della falange armata ha consentito di avere una sigla rivendicatrice priva però di una reale identità eversiva, una sorta di psico-vettore del terrore pari alla vettura del terrore che era rappresentata dalla uno bianca per esempio.

Per questo più che pista nera ho sempre parlato di un “fil rouge” che unisce quegli eventi apparentemente scollegati tra loro e, proprio la anomala presenza del Piselli in quelle “assenze investigative” rappresenta l’elemento saldante tra taluni personaggi e gli eventi stessi.

Solo per questo è interessante sotto il profilo investigativo e di analisi il Piselli, altrimenti come ho sempre voluto essere, resterei quel cretinotto qualsiasi che porta avanti una numerosa Famiglia con la fatica aggiunta della propria “storia” come fardello.

Chiaro che, l’anagrafica nota di alcuni di questi personaggi, riporta al quadro nero della pista investigativa ma, ripeto, non dobbiamo farci imporre la sola ideologia politica come elemento prevalente del presunto supporto esterno alle stragi mafiose, altrimenti facciamo il loro gioco, ovvero “ci collimano”.

Forse, con un pizzico di arroganza che nasce da una esperienza ultraquarantennale ormai, mi permetto di scrivere quanto segue come suggerimento per quelle assenze investigative, ancora presenti.

Menicacci e Delle Chiaie sono un valido percorso di analisi per comprendere le loro presenze in Sicilia o i collegamenti presunti con taluni mafiosi e parenti di quest’ultimi, tra i quali dei collaboratori o dei “confidenti” ma, per quanto mi riguarda, interpreto Menicacci in particolare come una calamita per interconnettere l’ambiente militare della falange armata con le nuove leve della ideologia “fascista”, diverse da quanto visto prima ai tempi di Avanguardia Nazionale e , forse, per capirne la nuova genesi potremmo meglio analizzare i contenuti e le presenze al forum Nazional Popolare del 1991, organizzato da Delle Chiaie che dette il via alla Lega Nazional Popolare.

Ove, per presenze, non mi riferisco solo a quelle dei relatori ma soprattutto dei partecipanti, sostenitore e visitatori.

Credo che Digos Roma ne abbia la lista e le foto complete trasmesse anche dalle relazioni di Pomezia, al fine di individuare talune anagrafiche compatibili con l’area militare della operazione falange armata e, potremmo eventualmente dare solidità a quell’asse Livorno-Bologna-Ravenna-Verona al quale ho fatto più volte acceno, anche nelle mie testimonianze, ove proprio in quell’asse vi sono le anagrafiche idonee per meglio comprendere il tessuto siciliano del presunto supporto esterno alle stragi mafiose.

Se si persiste a ideologicizzare la lotta alla mafia tra fazioni protese, e divise, nella ricerca della verità, daremo solo forza a chi ha ben imparato a depistare utilizzando il supporto tattico psicologico per farlo, offrendo quell’appetibile impistaggio che, se soddisfa i requisiti logici di una indagine, la priva, poi, del raziocinio probatorio per giungere ad una verità quantomeno processualmente stabile e finendo nel girotondo del “verosimile” al quale siamo tutti ancora oggi vincolati tra lotte politiche e quelle tra procure e procuratori, oltre a quelle tra i familiari delle vittime stesse.

Sono il primo a dire che è indispensabile indagare la pista fascista, ma occorre però saper scindere il Delle Chiae dei tempi di Pino Rauti dalla sua vicinanza a Federico Umberto D’Amato e, nel circuito di quest’ultimo, potremmo trovare quell’orto in cui sono stati coltivati alcuni dei quali, pur con gli stessi colori di istituto, hanno conflitto con quei colleghi che, invece, pur di ideologia simile, hanno saputo anteporre il valore dello Stato a quello della sola “Patria”.

Se si capisce questa differenza, tra il dover di Stato ed il valor di Patria, si comprende la nascita della operazione falange armata…

Fabio Piselli


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