Il “caso di Fabio Piselli”. Da 40 anni una innocenza semplice, ostacolata da una verità complessa…

Il caso di Fabio Piselli è accaduto 40 anni fa e quaranta anni sono molti, moltissimi, specialmente per un cinquantottenne. Significa che avevo appena 18 anni anagrafici quando è accaduto ed allora ci si chiede quali sono i forti motivi per cui da così tanto tempo lotto contro un gigante per certificare quella innocenza già dimostrata nel corso degli anni, soprattutto lottando ancora oggi da padre di 5 figli in piena età evolutiva e marito di una donna tanto paziente come lo è mia moglie Sara; la mia numerosa Famiglia, che ho trasferito all’estero proprio per ridurre quanto già, da tutti, patito in Italia.
Qualsiasi cosa accaduta 40 anni fa, reale o artefatta, dovrebbe essere ormai storia in ogni caso, sia se fosse stato il classico errore di gioventù oppure una precisa volontà di calunniare una persona e, invece, resta una ferita aperta. Una ferita che non riguarda più e solo un semplice cittadino ma le ragioni per le quali si impedisce di illuminare il più ampio quadro d’insieme all’interno del quale sono avvenuti i (presunti) fatti del 1986.
La ferrea ed annosa volontà di dimostrare la mia innocenza si è trasformata in quel faro che ha rischiato di dissolvere il buio in cui altri fatti sono nascosti, motivo per cui altre false accuse sono giunte dopo quella del 1986 contro le quali ho dovuto impegnare tutte le mie risorse per dimostrarle artefatte e caratterizzate da una genesi ben diversa dal tipico artigianato della calunnia, simile a quello dei comuni cittadini che per varie ragioni confliggono tra loro anche, appunto, attribuendosi dei reati mai avvenuti.
Nel mio caso le false accuse sono state generate in orari di ufficio ministeriali, con strumenti importanti e con un metodo che sostanzialmente è sempre stato lo stesso rodato meccanismo dell’abuso delle risorse di una funzione dello stato, la quale rende verosimile il falso, proprio per la credibilità che si dona a chi la ricopre.
Dico questo ben lontano dalle dinamiche del vittimismo e della vittimizzazione o da quelle del complottardismo, bensì con gli incontrovertibili fatti di una storia lunga oltre 40 anni iniziata nel 1985 con la scelta della carriera militare come professione da parte di un ragazzino ancora minorenne perchè, occorre riflettere, se fosse stato solo un errore di gioventù il tutto si sarebbe elaborato nel tempo come accade nei meccanismi evolutivi di ogni persona e, invece, proprio l’ambiente militare e quel preciso ambiente in cui ho prestato servizio e frequentato, quello dei paracadutisti, di Camp Darby e la mia presenza nel bolognese in quel periodo, ha caratterizzato lo stesso “caso di Fabio Piselli”.
Anni durante i quali sono accaduti degli eventi tuttora oggetto di rinnovate indagini da parte delle autorità giudiziarie e delle varie commissioni parlamentari d’inchiesta, interessate a comprendere che cosa fosse stata realmente la falange armata nel suo valore di supporto tattico-psicologico agli eventi accaduti nel corso di quel decennio compreso tra il 1985 ed il 1995, la cui valenza eversiva ha prodotto il mutamento degli assetti politici italiani dal ’94 in poi.
Scrivo con tutta la stanchezza dei 40 anni trascorsi, con tutto il peso del sacrificio di iniziare di nuovo tutto da zero alla mia età, in un paese straniero e con la responsabilità di una numerosa Famiglia ma, sempre, con la piena umile consapevolezza di aver offerto un confronto proprio sui meccanismi che hanno generato l’operazione falange armata nel suo significativo supporto tattico-psicologico come meglio descriverò in questo Blog e come, in realtà, ho già fatto nei 20 anni trascorsi da quando sono in rete.
Ho coniato io stesso infatti il termine “operazione” per descrivere proprio il supporto psicologico e tattico della falange armata, già quando sin dalla fine degli anni ottanta mi sbeffeggivano nel dirlo e solo dopo la pubblicazione di un mio articolo nel 2008 in cui definisco la falange armata come operazione, ho ricevuto i contatti da parte di più giornalisti, magistrati e investigatori vari tra i quali chi ha scritto un libro sull’argomento dedicandomi alcune pagine.
Sono perciò contento di osservare che lo stesso termine “operazione” è ormai sdoganato e reso concreto, nel suo pisellante significato, anche negli ambienti che contano come si suol dire.
Sono certamente stanco, invecchiato, ho scelto di restare sempre solo ed indipendente da tutto e da tutti cosciente della fatica richiesta per farlo, perchè il mio obiettivo non è quello di risolvere i misteri italiani come qualcuno persiste nell’attribuirmi questo quasi fosse una sorta di patologia ma, più semplicemente, ottenere quel timbro d’innocenza di cui necessito prevalentemente per la dignità del futuro dei miei figli rispetto al passato di loro padre.
Una persona comune, un cittadino eventualmente calunnioso, non ha gli strumenti per organizzare le ipotesi di reato per “illecite intercettazioni” o per “rivelazione del segreto di ufficio” tanto per fare due esempi fra le progressive false accuse che ho patito nel tempo; non ha le risorse per fabbricare delle “segnalazioni” interne agli apparati tali da giustificare un ingiusto inseguimento in sirena oppure una urgente perquisizione senza il decreto di un magistrato; dispositivi così urgenti contro una Famiglia a bordo di un lento camper che non porteranno a nulla altro che al teatrino degli eventi stessi, nulla di penalmente rilevante, nemmeno una contravvenzione amministrativa ma solo il rinforzo della semina delle ragioni per coltivare il sospetto, del pregiudizio e della delegittimazione utile a complicare ogni eventuale esposizione testimoniale.
In questo Blog affronterò i vari casi e le razionali ragioni nei quali e per le quali ho assunto l’ufficio del testimone, del consulente ausiliario di polizia giudiziaria, del consulente tecnico di parte e, soprattutto, della “fonte fiduciaria”; termine che non amo ma con il quale taluni mi disegnano dopo aver collaborato con una autorità antimafia ed antiterrorismo proprio per comprendere meglio la falange armata.
Non sono una fonte ma un militare prima ed un cittadino poi che ha fatto il suo dovere di fronte alla ricerca della verità per gli eventi del decennio ’85-’95, siglando a tutti gli effetti di legge con il mio nome e cognome nel corso di 40 anni numerose carte giudiziarie e, ad oggi, 40 anni dopo, mi si può solo riempire di un artificioso fango e basta, perchè non ho mai subito nessuna condanna per i tipici reati del mendacio testimoniale.
L’Italia, la mia amata Patria, è uno strano Paese in cui purtroppo la verità di una strage muore sempre con le sue vittime…
Fabio Piselli